mercoledì 24 settembre 2008

198...e qualcosa (un appunto di notte) parte IV - fine


Carnevale. Un bacio fraterno. Un polso sottile. Il tatuaggio di Andrea. Le luci di Olbia di notte. Senza benzina in tangenziale a spingere la Dyane. I delfini. Un campo di grano pieno di papaveri. Piazza Maggiore alle due del mattino. Totò sceicco. La Sasa col naso arrossato dal gelo 5 anni fa. Malaneve. Leo, che suonava a rovescio. Find the cost of freedom. The boxer. La cambiale da 40.000 lire. Tarzan delle scimmie e Jane la sua compagna. Che bello vivere in una casetta nella foresta per un po'. Soli, senza nessuno. Questo lo canta Celentano. Quello che lo imitava in campagna dagli amici di Maurizio. Saturno con gli anelli. Tir che vanno a Genova. Con sopra le foto di vecchi Playboy. Paris che sbaglia il rigore a Napoli e ci salviamo lo stesso. I fuochi sulle gradinate. La bottiglia di spumante fuori dalla finestra per venti giorni. Sangue. Lucio che spara alla lepre in mezzo alla strada e la finisce a cazzotti. Bicchieri di ghiaccio con vodka e Cointreau. Bianco. Latte. Telefono occupato per ore. Citare Shakespeare. Andare con lo zoppo ed imparare a zoppicare. Vedo il campo dopo la battaglia. La scarpa destra rotta due volte. Vedo una caffettiera che fuma e dalla finestra cielo grigio gonfio di pioggia. Due cornacchie sul Setta. Un vasetto di vetro pieno di riso. E fra il riso si intravedono alcune palle di tartufo. Mi sembra di sentirne l'odore. Cleopatra in un quadro d'autore. Mazzi di carte da poker. Nick con quel giaccone da pilota della Luftwaffe e con le mani sudate. Luci di festa per via D'Azeglio. L'insegna di una pensione a Jesolo mentre i lampi solcano il cielo. E quattro tedesche che bevono birra ridendo e guardando la gente che passa. C'è una fila di specchi. Una rubrica zeppa di numeri strani. Un anello. Una mano di donna ingioiellata che tiene un lungo bocchino. India. Uomini nudi con lance. Sabrina con la fascia fra i capelli che mi parla di Jaqueline Bisset. C'è un tagliere di tortellini fatti e ancora tanto ripieno da usare. L'anatra uscì dalla scatola e la mancai coi razzi di gomma. Kastanka. Vanka. Voglia di Russia. Spazi ampi. Steppa come in Cechov. Cielo infinito. La copertina del primo disco dei King Crimson. No è qualcos'altro. Ma sento "Moonchild". L'urlo della chitarra di Fripp che diventa un lungo lamento. E il cuore che batte come un tamburo lontano. Pausa. Una foto della rupe di Sasso Marconi virata a seppia. E' una cartolina cun un francobollo con la faccia del re. Pinocchio. La fata turchina. Lungo le strade di Marina di Ravenna a cercare una crema protettiva contro i raggi del sole. Sale d'aspetto. Rumori. Emilio che canta Ziggy Stardust. E Mick Ronson lo accompagna, mentre tutti guardiamo e applaudiamo. L'aquilone di carta di giornale. I vasi di ciliegie sotto spirito. Il vino. E vedo il vecchio banco delle elementari col calamaio pieno d'inchiostro. La cannetta e la carta assorbente macchiata. La stessa parete di fronte per mesi. Le tessere del puzzle che si incastrano da sole. Marians che gioca con degli stuzzicadenti su una tavola piena di briciole. Siamo sempre tanti seduti attorno a quella tavola.. Un fruscio. Qualcosa come una scossa che vibra tutt'intorno. Ho sentito come il terremoto e ho sussultato. Ma mi accorgo che è stato un brivido nel dormiveglia a darmi quella sensazione di movimento. Un altro brivido: parte dalle spalle e scende giù lungo la schiena, i fianchi, le cosce, i polpacci. E subito una vampata di calore che si trasforma in un sottile velo di sudore, freddo, nel tepore sotto le coperte. Forse è così che si muore. Ora sono più tranquillo. E dopo un po' comincio a vedere dei fiori di tante specie. Quasi tutte familiari, ma i nomi non li conosco. Provo a contarli. Petalo dopo petalo, corolla dopo corolla, sfuggono in un tunnel color caffè. In fondo al tunnel c'è una grande sfera bianca che avanza rotolando e occupando tutto. Quando poi mi si fonde addosso scopro per un attimo il niente. E a quel punto cominciano i sogni.

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