martedì 30 settembre 2008

L'ultimo dei pensionati


Con un simpatico rinfresco nella tipografia del Carlino questa sera ci ha salutato l'amico Daniele Mastellini (al centro nella foto fra il collega Gianluca e il sottoscritto) che ha raggiunto l'agognata meta della pensione anticipata. Anche se come si suol dire aveva già staccato la cavalla da un pezzo (ma chi non lo fa?) era comunque un personaggio e in tanti lo hanno salutato con affetto. Mi mancheranno un po' la sua pungente ironia (anche autoironia se necessario) e le sue solite accuse di mobbing (io che l'ho sempre tutelato!).
In più ho perduto un interlocutore tecnologico sempre abbastanza aggiornato (del resto gli ho insegnato un sacco di cose - anche se lui non lo ammetterebbe mai). Di me ricorderà fra l'altro di quando mi sbagliò la prima pagina con Tonoli e che gli vendetti Shevchenko al fantacalcio per 200.000 lire di allora! Non ricordo onestamente se nei miei anni d'oro lo battei a tennis, ma se non l'ho fatto è perché non ci siamo incontrati.
Gli auguro lunghi sereni anni di viaggi, film, foto e computer (il golf lo lascerei stare ma chissà...)

Jim Corbett


Vorrei presentare un personaggio, un mito del secolo passato, un uomo semplice, scrittore, cacciatore eppure naturalista con grande rispetto degli animali (passò negli anni dal fucile alla macchina fotografica). Colui a cui fu intitolato il primo parco nazionale indiano: Edward James "Jim" Corbett. Per gli abitanti delle colline del Nord dell'India era "Carpet Sahib"; per Gianni Brera, autore di una splendida prefazione alla versione italiana di Man-eaters of Kumaon, era l'arcangelo con l'express. Parlare di Jim Corbett vuol dire parlare di tigri naturalmente e nessuno più di lui ha conosciuto e rispettato nel suo ambiente lo splendido felino. Lui, che tante volte si era messo sulle tracce delle più pericolose mangiatrici d'uomini in un tempo in cui c'erano cento e passa tigri per ognuna che vive oggi, aveva capito che se l'uomo non si fosse dato da fare la scomparsa di quel felino dalle giungle indiane era solo una questione di tempo. Nessuno meglio di lui nei suoi libri può raccontare quelle storie di vita e di morte, di sacrificio e di coraggio, perciò innanzitutto invito a leggerli.

Man-eaters of Kumaon (io possiedo la versione italiana ormai introvabile: Le mangiatrici d'uomini del Kumaon)
The Man-eating Leopard of Rudraprayag (avevo l'altrettanto introvabile versione italiana: Il leopardo che mangiava uomini: averla perduta è in assoluto una delle cose più stupide che ho fatto in vita mia. Lo cerco sempre nei mercatini dell'usato e naturalmente possiedo l'originale inglese)
My India
Jungle Lore
The Temple Tiger and more man-eaters of Kumaon
Tree Tops
(quest'ultimo ambientato in Kenya durante il soggiorno in quell'hotel della regina Elisabetta nel 1952)
Degli ultimi quattro non esistono traduzioni italiane ma si possono facilmente acquistare in lingua inglese su internet.
Raccomando inoltre le biografie su di lui (che possiedo)
Under the shadow of man-eaters - Jerry Jaleel
Carpet Sahib - Martin Booth
Jim Corbett of Kumaon - D.C. Kala
Jim Corbett master of the Jungle - Tim Werling (un po' romanzato ma gradevole e con foto inedite)

Non riesco nemmeno a immaginare il coraggio che si deve aver avuto per andare da soli sulle tracce di quelle tigri (o leopardi) antropofaghe di cui racconta per affrontarli a distanza ravvicinata, magari al buio, trasformandosi da cacciatori in prede, dopo giorni di disagi, camminando nelle montagne per chilometri, spesso coi nervi tesi per la sensazione di essere spiati dai felini in agguato. E la fatica e lo stress delle veglie notturne su ripari precari in cima a un albero senza poter muovere un muscolo per ore, fare il minimo rumore che potesse vanificare l'attesa di uno sparo liberatore. Per dare un'idea del terrore cui venivano sottoposte quelle regioni dalla comparsa di un antropofago - veri e propri coprifuoco imposti ai villaggi per mesi e mesi - basterà leggere qualche pagina di un suo racconto. Magari ne tradurrò qualcuna in futuro, ma giusto per darvi l'idea dell'impatto:

1907 - The Champawat man eater (tigre femmina)
1910 - The Panar man eater (leopardo)
1910 - The Muktesar man eater (tigre femmina)
1912 - The Chigurdi man eater (leopardo)
1926 - The man eater of Rudraprayag (leopardo)
1929 - The Talla Des man eater (tigre femmina)
1930 - The Chowgarh man eaters (coppia di tigri)
1931 - The Mohan man eater (tigre maschio)
1933 - The Kanda man eater (tigre maschio)
1937 - The Chuka man eater (tigre maschio)
1938 - The Thak man eater (tigre femmina)

Questi 12 animali, che insieme divorarono la bellezza di circa 1200 esseri umani (top killer la tigre di Champawat con 436 morti accreditate, poi il leopardo di Panar che, dopo esser stato ferito da un bracconiere e quindi reso inabile alla caccia delle sue prede naturali, ammazzò circa 400 persone) sono stati tutti uccisi da Corbett e non stento a credere che in quelle regioni lo considerassero quasi un dio. Certamente per me sarà sempre un idolo.

Nella foto in alto Jim con il leopardo di Rudraprayag che terrorizzò per otto lunghi anni la regione del Garwahl e che, pur avendo ucciso "solo" 125 persone, è stato forse il più famoso animale assassino dell'India. Questo perché la zona in cui predava era attraversata dai pellegrini che giungevano da ogni parte del paese per raggiungere i sacri santuari di Kedarnath e Badrinath, meta della vita di ogni buon indù. La sua fama si sparse ovunque in Asia, perfino in Europa, e la sua uccisione decretò la fine di un vero e proprio regno del terrore.




La tigre di Talla Des fotografata accanto al nipote della sua ultima vittima







Jim e lo "Scapolo" di Powalgarh, la tigre più grande: mt. 3.23 per 317 chili!!!





Il leopardo di Panar

sabato 27 settembre 2008

Addio vecchio Paul




"E' inutile essere un artista se poi devi vivere come un impiegato."
La stangata - 1973

venerdì 26 settembre 2008

Amore e morte: Modena, 21 febbraio 1994.

Uno dei giorni più belli dei miei anni '90: il concerto dei Nirvana a Modena nel '94. Ci arrivai di ritorno dai Caraibi con un nuovo amore, che sarebbe finito in fretta, ma intenso (come scriveva Umberto Saba: Durano sì certe amorose intese quanto una vita e più. Io so di un amore che ha durato un mese, e vero amore fu...). Rammento il fumo, dentro al Palasport e dentro ai baci di lei, nel buio. La musica assordante e quella voce. Quando Kurt Cobain attaccò questa canzone, un classico di David Bowie, molti non la riconobbero, ma io me la ricordavo bene e per sempre mi è rimasto impresso l'urlo di angoscia alla fine, urlo che manca ad esempio nella versione dell'Mtv Unplugged. Roba da accapponare la pelle. Un presagio di dolore senza fine. E di una fine vicina.

Poi, dopo anni, ho scovato su You Tube questo video registrato amatorialmente che documenta quella performance e posso ora condividerlo. La qualità è pessima naturalmente, ma il valore per me è enorme: ricordi di una stagione troppo ricca di emozioni per ripetersi. Ricordi d'amore e di morte: meno di un mese e mezzo dopo, il 5 aprile 1994, Kurt Cobain si sparava nella sua casa a Seattle. E noi non fummo mai più gli stessi.

IRB player of the year 2008: e McCaw?

I nominati sono: Shane Williams e Ryan Jones, rispettivamente ala e capitano del Galles; Mike Blair, mediano di mischia della Scozia; Sergio Parisse, n° 8 dell'Italia e infine, unico rappresentante dell'emisfero Sud!!!, Dan Carter, numero 10 degli All Blacks e già vincitore nel 2005.
A parte il fatto che quattro dei cinque nominati appartengono a squadre dell'emisfero Nord, tutt'altro che dominanti nei test match a livello mondiale (il Galles è sesto, la Scozia nona, l'Italia decima) e senza voler discutere l'innegabile valore dei nominati nelle rispettive competizioni, stride da matti l'omissione di Richie McCaw, capitano e numero 7 degli All Blacks, senza dubbio il miglior openside flanker al mondo, giocatore più influente dello stesso Carter (l'Australia si preoccupava più di lui prima della sfida decisiva dell'ultimo Tri Nations) e fattore fondamentale per la rimonta degli All Blacks nella conquista di Tri Nations e Bledisloe Cup. Senza considerare che aveva già capitanato i Crusaders alla conquista dell'ennesimo titolo del Super 14.
Dei magnifici cinque per me dovrebbe vincere Carter alla grande, ma si dice che il favorito sia lo sgusciante Williams, recordman di mete per il Galles, del quale ammiro il coraggio nel giocare con quel fisico da "piccoletto" in mezzo a tanti colossi (però ricordo di lui i placcaggi devastanti subiti in partite più dure del Sei Nazioni durante il tour dei Lions nel 2005).
Ma come si fa a non nominare qualcuno come Jean De Villiers (quest'anno il miglior centro probabilmente), Matt Giteau, Tony Woodcock, Schalk Burger, George Smith (re dei fetcher - grillitalpa) per esempio?
Per il sottoscritto McCaw tutta la vita.

giovedì 25 settembre 2008

La luna scappa...


"Sono contento che non dobbiamo cercare di uccidere le stelle.
Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di uccidere la luna.
La luna scappa.
Ma pensa se ogni giorno uno dovesse cercare di uccidere il sole.
Siamo nati fortunati"

Ernest Hemingway - Il Vecchio e il Mare

Questa è l'interpretazione che ha dato alcuni anni fa il mio amico Giovanni Monti di una stupenda frase dal Vecchio e il Mare.
La foto raffigura un quadro, fatto con la tecnica del collage, appeso sopra la testata del mio letto.
Posso dire che anch'io nei miei sogni ho quasi afferrato quella luna.
E posso dire che anch'io, come il vecchio Santiago, ho pescato nel mare di Cuba una volta, molti anni fa.
Ma quella è un'altra storia.

mercoledì 24 settembre 2008

On the road

"Così in America quando il sole va giù e io siedo sul vecchio diroccato molo sul fiume a guardare i lunghi, lunghissimi cieli sopra il New Jersey e avverto tutta quella terra nuda che si svolge in un'unica incredibile enorme massa fino alla Costa Occidentale, e tutta quella strada che va, tutta la gente che sogna nell'immensità di essa, e so che nello Iowa a quell'ora i bambini stanno certo piangendo nella terra in cui lasciano piangere i bambini, e che stanotte usciranno le stelle, e non sapete che Dio è l'Orsa Maggiore? e la stella della sera deve star tramontando e spargendo il suo fioco scintillio sulla prateria, il che avviene proprio prima dell'arrivo della notte completa che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge i picchi e rimbocca le ultime spiagge, e nessuno, nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty".
Jack Kerouac - Sulla strada

Davvero uno splendido finale per un libro, no?

198...e qualcosa (un appunto di notte) parte IV - fine


Carnevale. Un bacio fraterno. Un polso sottile. Il tatuaggio di Andrea. Le luci di Olbia di notte. Senza benzina in tangenziale a spingere la Dyane. I delfini. Un campo di grano pieno di papaveri. Piazza Maggiore alle due del mattino. Totò sceicco. La Sasa col naso arrossato dal gelo 5 anni fa. Malaneve. Leo, che suonava a rovescio. Find the cost of freedom. The boxer. La cambiale da 40.000 lire. Tarzan delle scimmie e Jane la sua compagna. Che bello vivere in una casetta nella foresta per un po'. Soli, senza nessuno. Questo lo canta Celentano. Quello che lo imitava in campagna dagli amici di Maurizio. Saturno con gli anelli. Tir che vanno a Genova. Con sopra le foto di vecchi Playboy. Paris che sbaglia il rigore a Napoli e ci salviamo lo stesso. I fuochi sulle gradinate. La bottiglia di spumante fuori dalla finestra per venti giorni. Sangue. Lucio che spara alla lepre in mezzo alla strada e la finisce a cazzotti. Bicchieri di ghiaccio con vodka e Cointreau. Bianco. Latte. Telefono occupato per ore. Citare Shakespeare. Andare con lo zoppo ed imparare a zoppicare. Vedo il campo dopo la battaglia. La scarpa destra rotta due volte. Vedo una caffettiera che fuma e dalla finestra cielo grigio gonfio di pioggia. Due cornacchie sul Setta. Un vasetto di vetro pieno di riso. E fra il riso si intravedono alcune palle di tartufo. Mi sembra di sentirne l'odore. Cleopatra in un quadro d'autore. Mazzi di carte da poker. Nick con quel giaccone da pilota della Luftwaffe e con le mani sudate. Luci di festa per via D'Azeglio. L'insegna di una pensione a Jesolo mentre i lampi solcano il cielo. E quattro tedesche che bevono birra ridendo e guardando la gente che passa. C'è una fila di specchi. Una rubrica zeppa di numeri strani. Un anello. Una mano di donna ingioiellata che tiene un lungo bocchino. India. Uomini nudi con lance. Sabrina con la fascia fra i capelli che mi parla di Jaqueline Bisset. C'è un tagliere di tortellini fatti e ancora tanto ripieno da usare. L'anatra uscì dalla scatola e la mancai coi razzi di gomma. Kastanka. Vanka. Voglia di Russia. Spazi ampi. Steppa come in Cechov. Cielo infinito. La copertina del primo disco dei King Crimson. No è qualcos'altro. Ma sento "Moonchild". L'urlo della chitarra di Fripp che diventa un lungo lamento. E il cuore che batte come un tamburo lontano. Pausa. Una foto della rupe di Sasso Marconi virata a seppia. E' una cartolina cun un francobollo con la faccia del re. Pinocchio. La fata turchina. Lungo le strade di Marina di Ravenna a cercare una crema protettiva contro i raggi del sole. Sale d'aspetto. Rumori. Emilio che canta Ziggy Stardust. E Mick Ronson lo accompagna, mentre tutti guardiamo e applaudiamo. L'aquilone di carta di giornale. I vasi di ciliegie sotto spirito. Il vino. E vedo il vecchio banco delle elementari col calamaio pieno d'inchiostro. La cannetta e la carta assorbente macchiata. La stessa parete di fronte per mesi. Le tessere del puzzle che si incastrano da sole. Marians che gioca con degli stuzzicadenti su una tavola piena di briciole. Siamo sempre tanti seduti attorno a quella tavola.. Un fruscio. Qualcosa come una scossa che vibra tutt'intorno. Ho sentito come il terremoto e ho sussultato. Ma mi accorgo che è stato un brivido nel dormiveglia a darmi quella sensazione di movimento. Un altro brivido: parte dalle spalle e scende giù lungo la schiena, i fianchi, le cosce, i polpacci. E subito una vampata di calore che si trasforma in un sottile velo di sudore, freddo, nel tepore sotto le coperte. Forse è così che si muore. Ora sono più tranquillo. E dopo un po' comincio a vedere dei fiori di tante specie. Quasi tutte familiari, ma i nomi non li conosco. Provo a contarli. Petalo dopo petalo, corolla dopo corolla, sfuggono in un tunnel color caffè. In fondo al tunnel c'è una grande sfera bianca che avanza rotolando e occupando tutto. Quando poi mi si fonde addosso scopro per un attimo il niente. E a quel punto cominciano i sogni.

198...e qualcosa (un appunto di notte) parte III


L'esame di guida. Dal sedile posteriore vedo la strada all'ultimo momento e dietro l'auto c'è il vuoto. Come faccio a guidare dal sedile dietro senza volante non lo so, ma è tempo di fermarsi e l'istruttore mi promuove ancora. Ha il volto di un leone. Quello della Metro. Che cinema ragazzi! Pioggia. Odore di bruciato. Di pelle bruciata. La fronte di Mao. Ancora dissolvenze. Una barca adesso. Su un mare tranquillo. Sardegna probabilmente. Nessuno sulla barca. Mezzogiorno a fare l'amore sottocoperta come in un film porno. Una giunca adesso. Nel porto di Hong Kong. I grattacieli bianchi e lontano i monti coperti di fitta giungla, solcati da caverne misteriose e inesplorate. Un buio sentiero fra quei monti. Una falce di luna in cielo si riempie. E io ho ancora una pallottola d'argento nella pistola di mio nonno, ma non so chi di voi, amici miei o amiche, sta per trasformarsi ed uccidere. Un fruscio dietro un cespuglio. La pistola non spara. Ma è...
Via per fortuna, in uno stadio del ghiaccio. E' una puntata di Charlie's Angels su Retequattro. Ma l'ho già vista e Sabrina non è Kate Jackson. Capodanno nella nebbia: suona Santana per chi ne ha voglia. Lei mi chiede di ballare. ma ero scemo nel '75. Adesso vedo il Cimone, su con la neve in spalla. Spunta come un miracolo bianco a 60 km da me, eppur sembra lì, dietro le palpebre. C'è Annibale con gli elefanti. Mi sembra di uscire da un libro di storia. Profumo. Caldo. Un negozio di roba usata. Firenze. Chitarre nere sull'Arno. Piazza Signoria piena d'acqua e il vetro spaccato da cui entra il freddo di Novembre. Dicembre ha la faccia di Boris Karloff. Almeno non tornasse primavera. Vedo la Scozia adesso, dove non andrò mai. E il figlio di Amin morire sul ring come Johnny Owen colpito da Pintor. Lupe è il suo nome, anzi Guadalupe, dove andrà Chicco in vacanza per la fine dell'anno. Le chiavi della cantina e della posta. Un mazzo di agli presi a Porto Santo Stefano. L'uscita del casello di Rioveggio. Le Falkland su una carta appesa al muro. E quattro soldi in tasca al mare, ferragosto, senza un letto, vicino a una stazione. Il ferroviere è pazzo e Alice canta ancora. Io vedo questo dal treno che si muove nella neve. E sono Poirot sull'Orient Express. Ma conosco la fine della storia e farò bella figura anche se non so il francese. Cantare Malaguena con una chitarra spagnola scordata, senza aprire la bocca. Vedo Andrea G. che ci prova. E le mani di Silvan il mago mi nascondono via Castiglione. E i cantautori morissero tutti. No, non lo penso. Guccini alza un bicchiere e tutti applaudono nell'osteria. Sono i figli di Abramo, di Isacco. A chi venderanno la primogenitura? Forse alla bestia dello Gevaudan. Questa la vedo bene come sempre. E faccio ridere Marco e Stefano su a Bombiana. O nella R5 tornando da Siena sotto il nevischio la domenica notte. Freddo come il tavolo di marmo sotto il quale mi nascondo a 4 anni convinto di non essere visto. Ma le bambine ridono. Dormire sul sedile posteriore della macchina cullati dal rumore del motore e dalle curve prese dolcemente dall'autista. Vedo un aereo atterrare a Mestre. Vedo la strada di ritorno da Alghero. Tutte le stelle del cielo d'agosto. Una bottiglia di whisky sulla battigia. Un gozzo sul mare di pece. Saronni campione del mondo. La cena del mio compleanno. Giuliana che sorride due tavoli più in là. L'Annarosa che parla e non dice niente di nuovo. Emilio che segna 3 gol alla volta. E venti milioni di cinesi intorno a Bologna. Mio nonno sull'Amba Aradam. Con la barba lunga e la mitragliatrice. E' l'ora delle decisioni irrevocabili. Ma l'Albania è un paese orrendo. Vedo un canestro dall'alto. Una partita. Anche un tavolo da ping pong vicino alle docce. Ma è senza rete. E il trapezista del circo di Mosca sono io e il mio momento è giunto anche stasera. Le mani coperte di talco. I muscoli tesi. La faccia dell'infermiera che mi massaggia, di quella che mi lava, di quella che mi nutre. Valentino che mi fa il gesso. Valentino l'amico di Roberto che gioca a tennis. Le Donnay. Sono tutte troie. Diceva Nino. E sembra Lennon con gli occhiali tondi. Stand by me. Una voce morta. Giocare a "se fosse". Farfalle. Estate. Le lucertole sul muro della chiesa. Il pallone sgonfiato colpito di punta. Vedo un'amica che va a Messa. Come non volerle bene! Il "capo", che ha capito tutto. Va a casa a farsi una doccia. Ma passerà davanti al bar con la macchina fra un po' perché chissà dove l'ha parcheggiata...

198...e qualcosa (un appunto di notte) parte II


C'è un gallo nella mia 128, ma non lo riesco a prendere e sta riempiendo tutto di piume, quante piume, di tutti i colori. Sono piume di un cuscino e si attaccano dappertutto. E un cappello d'alpino fa ombra contro il muro della stanza. E il padre di Marco parla con le parole di Bruto: "l'umiltà è la scala dell'ambizione ai primi passi..." Ci sono tanti generali adesso. E mi viene in mente Hemingway che dice che Napoleone ha insegnato a scrivere a Stendhal. Forse è vero. E penso al generale Giap: "Sarà una guerra fra la tigre e l'elefante...". Con quello che segue. E penso a "Un mercoledì da leoni" che a Marians non è piaciuto. A Emilio è piaciuto, ma non gli piacque "Ragtime". Io non l'ho visto ma mi è piaciuto "Excalibur". Ad Andrea "Excalibur" ha fatto schifo, come "Blade Runner", che però ha deluso anche Chicco. Ma il più brutto è stato "Spara alla luna" che è piaciuto a Marco che ha apprezzato "La notte di Sn Lorenzo", che è piaciuto a tutti ma non interessava quelli che han visto "Missing", che io dovevo vedere con Silvia ma non ne ho avuto più voglia e ho preferito rompere una corda di chitarra suonando canzoni che non mi piacevano solo per far piacere a qualcuno. E questo è tipico. Ma vedo anche tante scatole di fiammiferi in un retrobottega buio, con gli scaffali allineati pieni di ogni ben di Dio. E in fondo c'è la figlia di Klaus Kinski, che recita per Herzog, non quello di Nosferatu, ma quello dell'Annapurna. Tutto ciò non ha senso. Ma mi vedo a 18 anni in Calabria. Tu dov'eri? Dov'ero io quando tu avevi 18 anni? Una foto di mio babbo soldato con Romolo Valli.
Luci rosse in uno stadio di notte. Ventimila e più scheletri applaudono un figlio del Voodoo. Credo che sia lui perché ha la Fender bianca. Ma ecco una tavola rotonda. E intorno un re, un cavaliere, un prete e un giornalista. Re Artù o Enzo Biagi? Dipinti. Quadri. Mosaici. Soffitti affrescati. Buio di nuovo. Il sotterraneo del Rizzoli. Il sottopassaggio di via Rizzoli. La macchina non va in moto. Non è facile addormentarsi. Ecco che gioco a carte con Giorgio e non riesco ad accusare punti. Dov'è finita la mia fortuna. Non certo in una schedina del Totocalcio. Un bar di campagna. Fumo. Luci. Buio. Due vecchi fanno a braccio di ferro. Dissolvenza. Ho la bocca piena di spine di pesce e più ne tiro fuori più ce ne sono. Angoscia. Patrizia dà l'esame vestita da studente di college americano: in nero con quel cappello quadrangolare, come Gilberto, il nipote di Pippo. E' bellissima lo stesso. Come la Nanni. No, è una cosa diversa. Scatole di medicine. Andrea e suo padre che giocano in doppio contro me da solo. Non ce la faccio a respingere tutte le palline che mi tirano. Scappo. Non sono allo Junior. Sul campo del Piccolo Paradiso. Freddo cane e funghi dietro le porte. Funghi come in un libro di fiabe. Bobaccio vestito da Holmes sul vecchio Motobi. La ragazza di Ipanema. Un semaforo rosso. Traffic. Steve Winwood che canta John Barleycorn dal mio vecchio stereo rotto nella casa di Marco a una festa tanto tempo fa. Pino Daniele al palazzo. La Paola e l'Alessandra in 124 con le pellicce di visone. Goz che stende Stefano da dietro. Attenzione alla caviglia! No quello era successo prima...

198...e qualcosa (un appunto di notte)


Chiudo gli occhi e penso. Buio. Luci vaghe. Vedo un occhio. Una vasca che si riempie. Un albero di Natale vicino a un termosifone, ma non è addobbato. Adesso vedo un bambino che suona una batteria. E la pioggia cade. Sto giocando a tennis con Antonella e c'è qualcuno che guarda lo scambio. La mia mano destra è incerottata. vedo una i minuscola in un libro di scuola elementare. Vedo adesso Chicco che è seccato con Gionata e gli corre dietro intorno al biliardo. Vedo un vulcano che erutta e si tramuta in una damigiana. Sono a tavola adesso, con Emilio, e beviamo caffè a tazze enormi. C'è altra gente con noi, ma sento a malapena le voci. Qualcuno dice forte: "ti avrò". Vedo un vecchio, anzi un uomo col cilindro e il mantello camminare di notte sotto a una finestra. C'è un vaso sulla finestra. Tardelli che marca Maradona, no, è Sivori, coi calzettoni tirati giù. Vedo uno con una bomba. Un'onda. Gli occhi di Patrizia. Una chiesa. Un ascensore. Mia zia che pulisce castagne. Ancora una tavola imbandita. Intorno un fantasma, come nei giornalini di Topolino: bianco lenzuolo con due buchi per gli occhi. Poi la torta con 25 candeline e la neve che cade fuori dalla finestra. E una Bibbia. E Roberto che mi saluta e va via con l'impermeabile tutto allacciato. C'è un tram pieno di gente e non riesco a scendere. Qualcuno mi sfiora la gamba: è il gatto di Andrea. E Stefano con gli occhiali e un libro sta leggendo in casa la domenica pomeriggio.Fuori piove sempre e sono già le quattro e fa buio. Luci confuse. Mi giro nel letto. E sotto il letto c'è una vasta sala con i cartelloni di film mai girati. "Morte di un negro" dice uno. Una prigione. Anzi solo una finestra con un'inferriata. mangiafuoco prende l'inferriata e ci cuoce sopra qualcosa con la padella delle Contarini. Povera Bettina! Come faremo a farci ridare la padella da quell'energumeno? Con quale coraggio? Ma ecco John Glenn l'astronauta, e si vede che è coraggioso e giovane. Ma non sa che siamo negli anni '80. Adesso fango, pozzanghere, ruote d'automobile che girano da sole e Dorian che dice che va a casa a fare la doccia e intanto fuma...




martedì 23 settembre 2008

Dalla terrazza sul Garda


L'inizio

27 settembre 2008.
Bologna, l'estate è finita direi. Stamane è partito persino il riscaldamento. Ma con la mente sono ancora al Garda in vacanza.
Ci tornerò fra parecchi mesi a Brenzone, sponda veronese: un bel posto per qualsiasi cosa.
Ora vediamo di cominciare.