mercoledì 24 settembre 2008

198...e qualcosa (un appunto di notte) parte III


L'esame di guida. Dal sedile posteriore vedo la strada all'ultimo momento e dietro l'auto c'è il vuoto. Come faccio a guidare dal sedile dietro senza volante non lo so, ma è tempo di fermarsi e l'istruttore mi promuove ancora. Ha il volto di un leone. Quello della Metro. Che cinema ragazzi! Pioggia. Odore di bruciato. Di pelle bruciata. La fronte di Mao. Ancora dissolvenze. Una barca adesso. Su un mare tranquillo. Sardegna probabilmente. Nessuno sulla barca. Mezzogiorno a fare l'amore sottocoperta come in un film porno. Una giunca adesso. Nel porto di Hong Kong. I grattacieli bianchi e lontano i monti coperti di fitta giungla, solcati da caverne misteriose e inesplorate. Un buio sentiero fra quei monti. Una falce di luna in cielo si riempie. E io ho ancora una pallottola d'argento nella pistola di mio nonno, ma non so chi di voi, amici miei o amiche, sta per trasformarsi ed uccidere. Un fruscio dietro un cespuglio. La pistola non spara. Ma è...
Via per fortuna, in uno stadio del ghiaccio. E' una puntata di Charlie's Angels su Retequattro. Ma l'ho già vista e Sabrina non è Kate Jackson. Capodanno nella nebbia: suona Santana per chi ne ha voglia. Lei mi chiede di ballare. ma ero scemo nel '75. Adesso vedo il Cimone, su con la neve in spalla. Spunta come un miracolo bianco a 60 km da me, eppur sembra lì, dietro le palpebre. C'è Annibale con gli elefanti. Mi sembra di uscire da un libro di storia. Profumo. Caldo. Un negozio di roba usata. Firenze. Chitarre nere sull'Arno. Piazza Signoria piena d'acqua e il vetro spaccato da cui entra il freddo di Novembre. Dicembre ha la faccia di Boris Karloff. Almeno non tornasse primavera. Vedo la Scozia adesso, dove non andrò mai. E il figlio di Amin morire sul ring come Johnny Owen colpito da Pintor. Lupe è il suo nome, anzi Guadalupe, dove andrà Chicco in vacanza per la fine dell'anno. Le chiavi della cantina e della posta. Un mazzo di agli presi a Porto Santo Stefano. L'uscita del casello di Rioveggio. Le Falkland su una carta appesa al muro. E quattro soldi in tasca al mare, ferragosto, senza un letto, vicino a una stazione. Il ferroviere è pazzo e Alice canta ancora. Io vedo questo dal treno che si muove nella neve. E sono Poirot sull'Orient Express. Ma conosco la fine della storia e farò bella figura anche se non so il francese. Cantare Malaguena con una chitarra spagnola scordata, senza aprire la bocca. Vedo Andrea G. che ci prova. E le mani di Silvan il mago mi nascondono via Castiglione. E i cantautori morissero tutti. No, non lo penso. Guccini alza un bicchiere e tutti applaudono nell'osteria. Sono i figli di Abramo, di Isacco. A chi venderanno la primogenitura? Forse alla bestia dello Gevaudan. Questa la vedo bene come sempre. E faccio ridere Marco e Stefano su a Bombiana. O nella R5 tornando da Siena sotto il nevischio la domenica notte. Freddo come il tavolo di marmo sotto il quale mi nascondo a 4 anni convinto di non essere visto. Ma le bambine ridono. Dormire sul sedile posteriore della macchina cullati dal rumore del motore e dalle curve prese dolcemente dall'autista. Vedo un aereo atterrare a Mestre. Vedo la strada di ritorno da Alghero. Tutte le stelle del cielo d'agosto. Una bottiglia di whisky sulla battigia. Un gozzo sul mare di pece. Saronni campione del mondo. La cena del mio compleanno. Giuliana che sorride due tavoli più in là. L'Annarosa che parla e non dice niente di nuovo. Emilio che segna 3 gol alla volta. E venti milioni di cinesi intorno a Bologna. Mio nonno sull'Amba Aradam. Con la barba lunga e la mitragliatrice. E' l'ora delle decisioni irrevocabili. Ma l'Albania è un paese orrendo. Vedo un canestro dall'alto. Una partita. Anche un tavolo da ping pong vicino alle docce. Ma è senza rete. E il trapezista del circo di Mosca sono io e il mio momento è giunto anche stasera. Le mani coperte di talco. I muscoli tesi. La faccia dell'infermiera che mi massaggia, di quella che mi lava, di quella che mi nutre. Valentino che mi fa il gesso. Valentino l'amico di Roberto che gioca a tennis. Le Donnay. Sono tutte troie. Diceva Nino. E sembra Lennon con gli occhiali tondi. Stand by me. Una voce morta. Giocare a "se fosse". Farfalle. Estate. Le lucertole sul muro della chiesa. Il pallone sgonfiato colpito di punta. Vedo un'amica che va a Messa. Come non volerle bene! Il "capo", che ha capito tutto. Va a casa a farsi una doccia. Ma passerà davanti al bar con la macchina fra un po' perché chissà dove l'ha parcheggiata...

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